Altalene

poesie di Alberto Mariotto e illustrazioni di Silvia Gavasso

 

Un insieme di poesie che gettano lo sguardo sul quotidiano. I testi e le immagini si fondono creando un dialogo intimo e significativo.

La semplicità degli scritti e delle raffigurazioni lasciano al lettore la libertà interpretativa, accompagnandolo in un viaggio verso la scoperta di universali comuni.

 

PREFAZIONI DEL LIBRO

 

PREFAZIONE

 

a cura di Marco Guzzonato

 

Vice-sindaco, Assessore alla Cultura e alla Socialità 

del Comune di Marano Vicentino

 

L’opera Altalene scandisce il proprio incedere attraverso il dialogo tra poesia ed illustrazione, ci invita, con una inequivocabile e pura intenzione, ad adeguare al suo ritmo il nostro respiro. L’altalena è un’immagine evocativa e poetica, ma al tempo stesso capace di una ben definita fisicità e finalità, si muove per volere di forze in ordinata e continua opposizione, solo in parte decise da noi, e regolate dalle stesse leggi che governano il cosmo.

Essa compensa sempre ed inevitabilmente ogni oscillazione, ogni sbilanciamento. L’altalena è una metafora della vita stessa.

La lettura di Altalene ci spinge ad osservare con curiosità intorno a noi e dentro di noi, ad ogni slancio cogliamo aspetti e particolari diversi, spesso intimi. La poesia di Alberto Mariotto ci racconta i sentimenti, gli oggetti, le stanze della vita quotidiana, ed è, in un certo senso, poesia da usare, tutti i giorni. Affrontiamo, infatti, giornalmente le nostre ansie, culliamo aspirazioni e conviviamo con le nostre debolezze, in un continuo movimento tra perdere, ritrovare, distruggere, rinascere. I versi dell’autore cercano casa dopo aver vagabondato, percorrono il presente e custodiscono il futuro in una scatola: li sentiamo nostri grazie alla loro sincera umanità.

A duettare con i temi e le immagini proposte dagli scritti abbiamo le illustrazioni di Silvia Gavasso. Il suo tratto accompagna senza meccanicità e forzature il proprio interlocutore poetico. Si adegua con elegante semplicità al gioco proposto, personalizzandolo, ampliandolo e completandolo. A volte con una forza serena e coraggiosa, a volte con una leggerezza mai superficiale.

Altalene ci ricorda che è bene guardare la nostra esistenza da un punto di vista diverso, a prenderci, quando serve, un tempo diverso, magari trovando riparo sotto una quercia (o un grande naso). Forse, ad uno dei rami più bassi di questa quercia, troveremo annodata un’altalena.

Abbiamo una vita da camminare, ed in ciascun percorso, per affrontare i tratti più duri o per condividere quelli piacevoli, è consigliabile una buona compagnia: di un buon libro, di validi compagni di viaggio. Compagnia che è utile anche per far funzionare, ma soprattutto per poter raccontare, la magia delle altalene.

 

PREFAZIONE

 

a cura di Marcella Zordan

 

Poetessa e scrittrice

 

Lo stile di Alberto Mariotto ha un taglio di estrema semplicità: la parola, usata come suono, ha già senso in sé stessa, semplice e sorprendente, come nelle composizioni “Parto” e “Foglie”.

La brevissima “Colline” ne è poi un tipico esempio: ha l’aspetto di un aforisma e sembra funzionare da chiave di lettura per l’intera raccolta.

Si tratta di un tipo di poesia nuovo ed originale, che va netto e preciso all’essenza, come se ogni composizione fosse una frase musicale o un ritornello di canzone.

I testi segnano un percorso di impressioni, stati d’animo, emozioni che denotano un sentire delicato e allo stesso tempo incisivo.

Il ritorno dei temi, determinato e continuo, ne sono una prova evidente.

Così dalle prime composizioni in cui l’autore è egli stesso sorpreso da ciò che scopre vivendo, si passa all’accettazione graduale e malinconica di una realtà densa di dolore ma ineluttabile.

Questa fase è marcata dal senso di solitudine, di precarietà, d’insoddisfazione per non poter raggiungere un obiettivo, come in “Stiro” e in “Soldati”. Il timore di essere percepito attraverso i propri limiti, quasi preannunciassero un giudizio negativo, è avvertito in “Trasparenza”, mentre in “Cambiamento” si trova un senso di rovina incombente.

Vi sono, poi, pause di riposo, ad esempio in “Compagnia”, alle quali si alterna la ricerca continua di risposte ai propri interrogativi esistenziali.

Alcune di queste pause sono vere e proprie oasi in cui l’autore comprende valori che subito vorrebbe condividere con altri.

“Casa”, luogo di rifugio per eccellenza, ne è un esempio evidente.

La voglia di cammino si evolve quindi nel rendersi conto della precarietà dell’essere e nella ricerca di una stabilità possibile, pur nelle sue mutevoli connotazioni.

È il cambiamento di sé a specchiarsi in quello continuo della vita, (o è il mutare della vita che si specchia in sé?) che genera anche, nelle ultime immagini della raccolta, più mature ed espressive, un acuto desiderio di speranza e d’infinito.

 

Le illustrazioni di Silvia Gavasso interpretano in modo alternativo, originale e calzante i messaggi contenuti negli scritti dell’autore.