Disturbo Specifico di Linguaggio

Il disturbo specifico del linguaggio (DSL) è un disturbo evolutivo del linguaggio, detto "specifico" in quanto non è collegato o causato da altri disturbi evolutivi del bambino, come ad esempio ritardo mentale o perdita dell'udito. Fa parte della famiglia dei Disturbi Evolutivi Specifici.

I Disturbi Specifici del linguaggio sono spesso associati a difficoltà di coordinazione motoria, di funzionamento cognitivo, e a disturbi dell’attenzione. Un fattore importante è il deficit della memoria di lavoro fonologica, che tuttavia non sembra essere la causa di tutti i DSL. Alcuni studi ritengono che fattori importanti siano quelli genetici e quelli ambientali.

Le batterie di valutazione del linguaggio sono composte da 5 dimensioni chiamate compiti:

Articolazione e controllo oromotorio che considera la capacità di associare un movimento ad un dato fonema;

Controllo fonemico: individua la capacità di produrre un fonema

Denominazione: giudica la capacità di assegnare delle etichette verbali agli oggetti

Ripetizione: considera la capacità di elaborare ciò che si ascolta

Fluenza verbale: misura l'abilità della memoria procedurale e della memoria implicita del linguaggio.

 

Disturbi Specifici di Apprendimento

Con la sigla DSA si intendono i Disturbi Specifici di Apprendimento, definiti anche con la sigla F81 nella Classificazione Internazionale ICD-10 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e compresi nel capitolo 315 del DSM-IV americano e annoverate dalla LEGGE 8 ottobre 2010, n. 170: "Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico" pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale N. 244 del 18 Ottobre 2010. Fanno parte della famiglia dei Disturbi Evolutivi Specifici. Si tratta di disturbi nell'apprendimento di alcune abilità specifiche che non permettono una completa autosufficienza nell'apprendimento poiché le difficoltà si sviluppano sulle attività che servono per la trasmissione della cultura, come, ad esempio, la lettura, la scrittura e/o il far di conto. I disturbi specifici di apprendimento si verificano in soggetti che hanno intelligenza almeno nella norma, con caratteristiche fisiche e mentali nella norma, e la capacità di imparare.

 

I disturbi specifici di apprendimento sono:

  • dislessia 
  • disgrafia
  • disortografia
  • discalculia

 

Disturbo di comprensione del testo

Molti studi hanno messo in evidenza che ciò che influenza la comprensione del testo sono, oltre a un buon funzionamento della memoria a lungo termine, della memoria a breve termine e della memoria di lavoro, la quantità di conoscenze precedenti che un lettore possiede. Queste conoscenze permettono al lettore anche di compiere delle inferenze.

Le inferenze sono deduzioni, dei ragionamenti che permettono di comprendere il significato di una parola in riferimento al contesto nella quale è inserita; sono collegamenti tra le parti di un testo che permettono di cogliere informazioni lasciate implicite e date come presupposte nel testo.


Come prima accennato, la memoria a breve termine e la memoria di lavoro svolgono un ruolo estremamente importante nella comprensione del testo. Affinché un testo venga compreso, il lettore deve essere in grado di estrarne le informazioni più importanti e al tempo stesso dovrà inibire le informazioni irrilevanti, solo in questo modo la memoria risulterà non troppo appesantita e potrà adeguatamente eseguire il lavoro di mantenimento e elaborazione dei contenuti del testo.

A questo proposito ciò che è emerso da vari studi è che i cattivi lettori rispetto ai buoni lettori hanno difficoltà a inibire le informazioni irrilevanti e quindi hanno difficoltà a mantenere in memoria in modo attivo solo le informazioni importanti.


Un altro elemento che svolge un ruolo rilevante nella comprensione del testo è la metacognizione. In questo caso tre sono gli aspetti che vengono considerati: le conoscenze che un lettore ha sullo scopo della lettura, sulle strategie da adottare per raggiungere tale scopo e sul controllo che bisogna esercitare per monitorare la comprensione.

Carenze in uno o in tutti e tre questi aspetti potrebbero determinare il disturbo di comprensione. In riferimento a ciò è stato notato che durante la lettura soggetti con difficoltà di comprensione focalizzano la loro attenzione più sull’abilità di decodifica e hanno inoltre meno consapevolezza di dover comprendere il significato di ciò che stanno leggendo.


La comprensione del testo svolge un ruolo rilevante nell’apprendimento scolastico. Un bambino con difficoltà di comprensione del testo non dovrà rinunciare al suo percorso di studi, ma il suo cammino procederà in modo più lento e difficoltoso, avrà risultati più scadenti e questo suo problema influenzerà le successive scelte scolastiche.

Anche a livello emotivo-motivazionale la difficoltà di comprensione del testo avrà delle ripercussioni, poiché le frustrazioni vissute in ambito scolastico alimenteranno in lui la convinzione di “non essere in grado di…” o di essere incapace.


Per valutare la capacità di comprensione possono essere utilizzate le “Prove di comprensione MT” distinte a seconda della fascia scolastica di appartenenza. Al bambino, a seconda dell’età, viene presentato un brano che si differenzia per contenuto, complessità sintattica, lessicale e per le caratteristiche grafiche del testo. Il brano è seguito da una serie di domande a scelta multipla.

Viene chiesto al bambino di leggere il brano e di rispondere in seguito alle domande sempre avendo a disposizione il testo in modo che la valutazione riguardi solo la capacità di comprensione del testo e non altre abilità. Per ogni classe elementare esistono brani diversi che possono essere somministrati in periodi differenti dell’anno scolastico (prova iniziale, intermedia e finale). Per valutare la prestazione ottenuta dal bambino si fa riferimento ai punteggi normativi di cui sono provviste le Prove MT.
 Infine per quanto riguarda i trattamenti utili per migliorare il disturbo di comprensione, essi possono interessare due diversi aspetti:



1) Si può lavorare sulle abilità che riguardano il processo di comprensione come: fare inferenze o sottolineare le parti più importanti del testo, quindi porre più attenzione agli aspetti cognitivi che tale difficoltà comporta.

2) Si può cercare di intervenire sulle abilità meta-cognitive del lettore, potenziando le conoscenze o istruendolo sulle strategie utili per la comprensione.

 

Ritardo di Linguaggio

Si definiscono "parlatori tardivi", in inglese late talkers,  quei bambini che presentano difficoltà di linguaggio tra 24 e 36 mesi, un’età in cui la maggior parte dei bambini è invece già in grado di utilizzare il linguaggio come uno strumento privilegiato per comunicare con gli altri e per costruire conoscenze sul mondo che li circonda.

I bambini che presentano un ritardo di linguaggio in età precoce sono esposti a rischio per successivi problemi specifici del linguaggio.

Il ritardo di esordio del linguaggio, può celare problemi clinici complessi e di natura diversa (sensomotori, cognitivi, relazionali) costituendone una tra le più precoci manifestazioni. 
Un disordine linguistico rappresenta sempre un fattore di rischio per lo sviluppo cognitivo e psicoaffettivo del bambino, data la funzione di mediazione e integrazione della vita mentale che il linguaggio svolge sin dalle prime fasi della sua acquisizione.

L’intervallo di età compreso tra i 2 e i 4 anni rappresenta il contesto nell’ambito del quale è lecito usare il termine “late-talkers”; dopo i 4 anni è opportuno utilizzare il termine Disturbo Specifico di Linguaggio.

Per quanto concerne i fattori extra-linguistici di rischio segnalati in letteratura, notevole peso viene attribuito alla familiarità per problemi di linguaggio e dell’apprendimento, al sesso (netta prevalenza nei maschi) e alla presenza nella storia personale di otiti ricorrenti nei primi anni di vita.

 

Disturbi della voce parlata e cantata

Molte sono le difficoltà che una voce può incontrare nel corso della vita, ad esempio la stanchezza vocale (fonastenia), il cattivo uso (malmenage), l’uso eccessivo senza una tecnica adeguata (surmenage)... Di seguito sono riportati due esempi di problematiche vocali, una della voce parlata e una della voce cantata.

Disfonia: Con il termine “disfonia” si intende il sintomo dell’avere una cattiva voce. La definizione è quindi di tipo percettivo e non indica una patologia specifica o una sindrome (si può, cioè, essere "disfonici" per ragioni diversissime). Una delle maggiori cause di disfonia è un errato uso della respirazione, e un mancato apprendimento di una adeguata tecnica vocale in chi usa la voce quotidianamente e per lavoro. Altre possono essere le cause di disfonia, e vanno sempre indagate con il medico foniatra. Sarà responsabilità del logopedista il riabilitare una voce disfonica, e del vocologo abilitare e prevenire questo disturbo attraverso l’insegnamento di una adeguata tecnica vocale.

Disodia: è un disturbo della voce cantata, che conduce ad affaticamento dovuto ad un uso errato della voce (malmenage) o ad un uso eccessivo senza l’adeguato supporto della tecnica vocale (surmenage).

Nell’immediato questo porta ad affaticamento vocale (fonastenia) e ripetuti cali di voce. A lungo andare questo può portare a disturbi vocali maggiormente strutturati (ad es. edemi, noduli...) che vanno indagati e diagnosticati dal medico foniatra.

Nella riabilitazione di questi disturbi è centrale la figura dal logopedista con competenze artistiche e vocologiche.